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Comunicato Stampa

La Federazione Italiana Sport Invernali contesta fermamente l’utilizzo volutamente distorto e strumentale, da parte di alcune testate giornalistiche, della lettera datata 23 settembre e inviata dalla Federazione il 24 settembre 2026 alla Procura Generale dello Sport del CONI e alla Procura Federale FISI. Gli articoli pubblicati in data 13 ottobre 2026 offrono una lettura parziale e fuorviante della comunicazione, trasformando una richiesta di confronto istituzionale in una presunta indebita pressione sugli organi della giustizia sportiva.
La lettera si inseriva nella richiesta, già formulata dalla Federazione il 29 maggio 2026, di integrare e riaprire le indagini sul tragico incidente di Matteo Franzoso, concluse con un provvedimento di archiviazione “allo stato degli atti”, per accertare compiutamente i fatti nell’interesse di tutti i soggetti coinvolti.
La FISI rappresentava inoltre alla Procura Generale del CONI e alla Procura Federale quella che ritiene una evidente contraddizione tra la decisione delle Procure di archiviare, fondata sull’insussistenza degli elementi atti a promuovere l’azione disciplinare, ed alcune affermazioni contenute nel provvedimento, che parlano genericamente di presunte responsabilità. Tali affermazioni, da un lato, appaiono in evidente contrasto con l’archiviazione e, dall’altro, sono espresse senza il minimo riscontro probatorio ed al di fuori delle competenze della giustizia sportiva.
Pertanto, la Federazione non chiedeva di occultare presunte responsabilità né di condizionare l’autonomia delle Procure. Il confronto richiesto mirava invece a chiarire le ragioni di tale ingiustificabile incongruenza, stanti anche le gravi conseguenze che dette asserzioni, seppur all’apparenza erronee e incongruenti, avrebbero comunque potuto generare. Ed infatti, proprio tali affermazioni contenute nel provvedimento di archiviazione – ripetiamo, non comprovate in alcun modo nel corso delle indagini delle Procure, fuori della competenza delle stesse e, per di più, chiaramente in contrasto con la decisione di archiviare – sono state poi espressamente poste a fondamento della richiesta risarcitoria reclamata nei confronti della Federazione dalla famiglia di Matteo Franzoso per oltre 2,6 milioni di euro.
È preciso dovere della Federazione operare sempre per la massima tutela e nell’interesse di tutti i membri della propria famiglia, come fatto con la richiesta di non lasciare nulla di intentato nell’accertamento dei fatti relativi al tragico incidente. È allo stesso modo dovere della Federazione esprimersi per evidenziare quello che ritiene un errore, o una palese incongruenza, soprattutto se da questo possano derivare ingiuste ripercussioni per la FISI e per tutto il suo movimento.
Attraverso estrapolazioni incomplete e commenti capziosi, gli articoli del 13 ottobre finiscono invece per distorcere e ridicolizzare la posizione della Federazione e svalutare il ricorso ai normali canali del dialogo tra istituzioni sportive. La FISI, pertanto, respinge questa fuorviante rappresentazione e ribadisce il proprio impegno per il pieno accertamento dei fatti, nel rispetto della famiglia Franzoso e dell’indipendenza degli organi competenti.
La Federazione denuncia inoltre la gravità della divulgazione della propria corrispondenza istituzionale privata, alla cui ostensione e diffusione alla stampa non ha mai prestato consenso, tenuto conto che gli stessi articoli dichiarano che il gruppo editoriale NEM disponeva della lettera già prima delle elezioni federali. La FISI ritiene, dunque, che il documento sia stato illecitamente messo a disposizione della stampa e procederà affinché le Autorità competenti accertino le modalità della sua acquisizione e trasmissione, nonché le eventuali responsabilità, riservandosi ogni iniziativa a tutela della propria reputazione.

Comunicato Stampa
La Federazione Italiana Sport Invernali contesta fermamente l’utilizzo volutamente distorto e strumentale, da parte di alcune testate giornalistiche, della lettera datata 23 settembre e inviata dalla Federazione il 24 settembre 2026 alla Procura Generale dello Sport del CONI e alla Procura Federale FISI. Gli articoli pubblicati in data 13 ottobre 2026 offrono una lettura parziale e fuorviante della comunicazione, trasformando una richiesta di confronto istituzionale in una presunta indebita pressione sugli organi della giustizia sportiva.
La lettera si inseriva nella richiesta, già formulata dalla Federazione il 29 maggio 2026, di integrare e riaprire le indagini sul tragico incidente di Matteo Franzoso, concluse con un provvedimento di archiviazione “allo stato degli atti”, per accertare compiutamente i fatti nell’interesse di tutti i soggetti coinvolti.
La FISI rappresentava inoltre alla Procura Generale del CONI e alla Procura Federale quella che ritiene una evidente contraddizione tra la decisione delle Procure di archiviare, fondata sull’insussistenza degli elementi atti a promuovere l’azione disciplinare, ed alcune affermazioni contenute nel provvedimento, che parlano genericamente di presunte responsabilità. Tali affermazioni, da un lato, appaiono in evidente contrasto con l’archiviazione e, dall’altro, sono espresse senza il minimo riscontro probatorio ed al di fuori delle competenze della giustizia sportiva.
Pertanto, la Federazione non chiedeva di occultare presunte responsabilità né di condizionare l’autonomia delle Procure. Il confronto richiesto mirava invece a chiarire le ragioni di tale ingiustificabile incongruenza, stanti anche le gravi conseguenze che dette asserzioni, seppur all’apparenza erronee e incongruenti, avrebbero comunque potuto generare. Ed infatti, proprio tali affermazioni contenute nel provvedimento di archiviazione – ripetiamo, non comprovate in alcun modo nel corso delle indagini delle Procure, fuori della competenza delle stesse e, per di più, chiaramente in contrasto con la decisione di archiviare – sono state poi espressamente poste a fondamento della richiesta risarcitoria reclamata nei confronti della Federazione dalla famiglia di Matteo Franzoso per oltre 2,6 milioni di euro.
È preciso dovere della Federazione operare sempre per la massima tutela e nell’interesse di tutti i membri della propria famiglia, come fatto con la richiesta di non lasciare nulla di intentato nell’accertamento dei fatti relativi al tragico incidente. È allo stesso modo dovere della Federazione esprimersi per evidenziare quello che ritiene un errore, o una palese incongruenza, soprattutto se da questo possano derivare ingiuste ripercussioni per la FISI e per tutto il suo movimento.
Attraverso estrapolazioni incomplete e commenti capziosi, gli articoli del 13 ottobre finiscono invece per distorcere e ridicolizzare la posizione della Federazione e svalutare il ricorso ai normali canali del dialogo tra istituzioni sportive. La FISI, pertanto, respinge questa fuorviante rappresentazione e ribadisce il proprio impegno per il pieno accertamento dei fatti, nel rispetto della famiglia Franzoso e dell’indipendenza degli organi competenti.
La Federazione denuncia inoltre la gravità della divulgazione della propria corrispondenza istituzionale privata, alla cui ostensione e diffusione alla stampa non ha mai prestato consenso, tenuto conto che gli stessi articoli dichiarano che il gruppo editoriale NEM disponeva della lettera già prima delle elezioni federali. La FISI ritiene, dunque, che il documento sia stato illecitamente messo a disposizione della stampa e procederà affinché le Autorità competenti accertino le modalità della sua acquisizione e trasmissione, nonché le eventuali responsabilità, riservandosi ogni iniziativa a tutela della propria reputazione.








