CALGARY 1988, IN ALBERTA VINCE ALBERTO

07 Gennaio 2026

Quella di Calgary nel 1988 fu l’Olimpiade di Alberto Tomba, indimenticabile trionfatore sia dell’oro nel gigante che di quello dello slalom e della cocente sconfitta di Pirmin Zurbriggen, partito dalla Svizzera alla caccia di cinque ori (debuttò, infatti, il superG).
La sera di sabato 27 febbraio, l’Italia intera è attaccata al televisore per seguire la finalissima del Festival di Sanremo. All’improvviso però, i conduttori della kermesse canora, Miguel Bosé e Gabriella Carlucci, interrompono la diretta per cedere la linea a Calgary, dove Tomba vince lo slalom in rimonta, nel tripudio del pubblico dell’Ariston e di tutti gli italiani nelle proprie case. L’Italia trova il campionissimo, che pure si era già messo in mostra vincendo il bronzo ai Mondiale dell’87 e sette gare di fila nella stagione che portava ai Giochi.
Fu anche l’Olimpiade di Katharina Witt, bellissima pattinatrice d’artistico della Germania Est, capace di incantare le folle. E, in qualche modo, protagonista fu anche Eddie “the Eagle” Edwards, improbabile saltatore che entusiasmò per la sua goffaggine.
Ma grande affetto e spazio mediatico ottenne anche lo splendido argento di Maurilio De Zolt, 39 anni, nella 50 km di fondo, battuto solo dal grandissimo svedese Gunde Svan. E De Zolt non fu contento dell’argento. Il suo carattere sanguigno si sarebbe placato solo con l’oro, che era oggettivamente imprendibile.
Si fa vedere anche il biathlon azzurro, grazie a due medaglie di bronzo ottenute da Johann Passler, nella 20 km, e dalla staffetta composta dallo stesso Passler, da Werner Kiem, Gottlieb Taschler e Andreas Zingerle.
“In Alberta vince Alberto” e ci furono grandi feste nell’Olympic Plaza della città canadese, dove le orchestre suonavano a ciclo continuo e i cowboy dei rodeo erano più famosi delle stelle di Hollywood. Tutto, dalle spille alle cinture, ai cappelli agli speroni erano siglati con i cinque cerchi, per un’edizione olimpica memorabile e non solo per l’Italia.

CALGARY 1988, IN ALBERTA VINCE ALBERTO

07 Gennaio 2026

Quella di Calgary nel 1988 fu l’Olimpiade di Alberto Tomba, indimenticabile trionfatore sia dell’oro nel gigante che di quello dello slalom e della cocente sconfitta di Pirmin Zurbriggen, partito dalla Svizzera alla caccia di cinque ori (debuttò, infatti, il superG).
La sera di sabato 27 febbraio, l’Italia intera è attaccata al televisore per seguire la finalissima del Festival di Sanremo. All’improvviso però, i conduttori della kermesse canora, Miguel Bosé e Gabriella Carlucci, interrompono la diretta per cedere la linea a Calgary, dove Tomba vince lo slalom in rimonta, nel tripudio del pubblico dell’Ariston e di tutti gli italiani nelle proprie case. L’Italia trova il campionissimo, che pure si era già messo in mostra vincendo il bronzo ai Mondiale dell’87 e sette gare di fila nella stagione che portava ai Giochi.
Fu anche l’Olimpiade di Katharina Witt, bellissima pattinatrice d’artistico della Germania Est, capace di incantare le folle. E, in qualche modo, protagonista fu anche Eddie “the Eagle” Edwards, improbabile saltatore che entusiasmò per la sua goffaggine.
Ma grande affetto e spazio mediatico ottenne anche lo splendido argento di Maurilio De Zolt, 39 anni, nella 50 km di fondo, battuto solo dal grandissimo svedese Gunde Svan. E De Zolt non fu contento dell’argento. Il suo carattere sanguigno si sarebbe placato solo con l’oro, che era oggettivamente imprendibile.
Si fa vedere anche il biathlon azzurro, grazie a due medaglie di bronzo ottenute da Johann Passler, nella 20 km, e dalla staffetta composta dallo stesso Passler, da Werner Kiem, Gottlieb Taschler e Andreas Zingerle.
“In Alberta vince Alberto” e ci furono grandi feste nell’Olympic Plaza della città canadese, dove le orchestre suonavano a ciclo continuo e i cowboy dei rodeo erano più famosi delle stelle di Hollywood. Tutto, dalle spille alle cinture, ai cappelli agli speroni erano siglati con i cinque cerchi, per un’edizione olimpica memorabile e non solo per l’Italia.