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Pellegrino: “Vedere i miei compagni attendermi festanti è stata un’emozione fantastica”, Graz, Barp e Carollo: “Ci credevamo, abbiamo dato tutto”

Davide Graz, Elia Barp, Martino Carollo e Federico Pellegrino hanno riportato la staffetta azzurra sul podio olimpico vent’anni dopo la gloriosa cavalcata di Torino 2006. Un bronzo che vale tanto, alle spalle di Norvegia e di una Francia presentatasi ai Giochi in grande spolvero. La terza medaglia olimpica per Federico Pellegrino dopo gli argenti nelle sprint di PyeongChang 2018 e Pechino 2022 – in entrambe le tecniche – la prima per gli altri tre componenti del terzetto azzurro.
“Questa medaglia ha un sapore particolare – confessa Pellegrino – la prima a PyeongChang è stata in un certo senso facile, perchè solo io ci credevo e non avevo alcuna pressione. L’argento di Pechino è stato più tosto: per arrivarci ho fatto scelte difficili e mi ha dato tanta soddisfazione. Ma questa a livello personale va un gradino oltre, perchè finire la carriera in questo modo ed in questo grande evento in Italia sapendo che il fondo italiano avrà almeno altri tre ragazzi consapevoli di poter salire sul podio olimpico è la vera legacy che lascio a questo sport. Ci abbiamo creduto, abbiamo lavorato tanto, gestendo le dinamiche di tutto un gruppo: arrivare oggi a questo traguardo è qualcosa di enorme”.
A lui è spettato il colpo da finisseur: “Quando sono partito, oro e argento erano ormai archiviate nonostante il buon tentativo di Martino Carollo. Ci ha provato, ma tenere il ritmo di Deslonges era un tentativo ambizioso, ma è riuscito a tenere duro e a darmi il cambio in buona posizione. Ed essere quarto a poco, anche psicologicamente, era più facile per me che non per il finlandese. Oltrettutto avevo super gambe e super sci: riposare nella 10 chilometri è stata la scelta giusta. E quando l’ho ripreso, mi son detto… “Fai il Chicco”: so che a 35 anni ci sono pochi atleti più veloci di me e credo lo sapesse anche lui. Ho fatto un’accelerata nella salita finale, poi mi sono messo a piangere nella discesa. Vedere i tre ragazzi che abbiamo coltivato in questi anni aspettarmi saltanti e festanti al traguardo è ad ora l’emozioni più intensa di queste Olimpiadi. Ora penso a concludere queste Olimpiadi, poi valuterò come concludere la stagione. Poi ci sono tanti progetti, ho da sfoltire un po’ la lista ma l’obiettivo primario sarà vivere la quotidianità a casa, da marito, da padre, da uomo. Contemporaneamente voglio portare avanti gli studi, laurearmi in Economia e Management e provare a dare un nuovo contributo al mondo dello sport italiano. La 50 chilometri? Ho un piccolo problema al braccio sinistro, valuteremo nei prossimi giorni: sarebbe bellissimo vivere la gara regina in Italia e perchè no, provare a togliermi una soddisfazione. Prima dobbiamo pensare alla team sprint e a trovare la formazione migliore”.
Davide Graz è stato protagonista di un ottimo lancio: “A questa medaglia ci credavamo da tempo, sapevamo fosse un risultato nelle nostre corde. Ma in una staffetta deve andare tutto liscio: cadute, rotture ed in qeusti giorni si è visto come basti poco per rivoluzionare una staffetta o una gara. E’ andato tutto bene e dobbiamo essere tutti orgogliosi di questo, siamo stati lì con i più forti”. Che dire? È pazzesco, siamo emozionati e per almeno tre di noi è il giorno più bello della nostra vita.
Elia Barp ha completato la prima parte di gara, mantenendo i migliori a portata di tiro. “Il mio obiettivo era non staccarmi, magari nemmeno dalla Norvegia ed il mio l’ho fatto abbondantemente. Basta un errore, una sbagliata interpretazione per cambiare il risultato: credo che abbiamo fatto una gara perfetta tutti quattro, senza commettere errori cari
Martino Carollo ha dovuto affrontare una frazione critica, in cui i giochi per le medaglie erano in piena evoluzione: “Oltre alla gestione della fatica, oggi è contata la gestione delle emozioni. Sapevo che io, Davide ed Elia dovevamo cercare di arrivare a consegnare a Federico nella posizione più vicina possibile al podio. Ce l’abbiamo fatta ed è stato incredibile. Ho voluto provare a seguire Deslonges ma in questo momento ha qualcosa in più di me e nel secondo giro ho pagato un po’ la decisione. Mi sono detto di limitare i danni, di perdere meno secondi possibile perchè sapevo che Chicco in quarta frazione poteva fare qualcosa di grande. Ho tirato fuori energie che non sapevo di avere, anche per la stanchezza della gara di venerdì in tecnica libera”.
E poi c’è il momento delle dediche.
Graz: “La dedica è per tutta la squadra, stiamo insieme 150 giorni all’anno e di fatto è una famiglia. Ed allo stesso tempo ai nostri familiari a casa che devono a loro volta sostenere la nostra assenza”.
Barp: “Alla famiglia, agli allenatori presenti e passati, al corpo militare e soprattutto ai miei compagni di squadra che ci hanno sempre creduto, coloro che sono stati vicini e che ci hanno permesso di arrivare a questo”.
Carollo: “La dedica va a tutti coloro che hanno contribuito: famiglia, lo sci club Alpi Marittime, le Fiamme Oro, tutta la squadra ed in particolare a loro tre”.
Pellegrino: “Lo dedico a tutti coloro che hanno creduto che questo traguardo fosse possibile. Ma anche a coloro che invece non ci credevano e che magari speravano non arrivasse. Ci hanno dato la motivazione per allenarci ancora di più”.

Pellegrino: “Vedere i miei compagni attendermi festanti è stata un’emozione fantastica”, Graz, Barp e Carollo: “Ci credevamo, abbiamo dato tutto”
Davide Graz, Elia Barp, Martino Carollo e Federico Pellegrino hanno riportato la staffetta azzurra sul podio olimpico vent’anni dopo la gloriosa cavalcata di Torino 2006. Un bronzo che vale tanto, alle spalle di Norvegia e di una Francia presentatasi ai Giochi in grande spolvero. La terza medaglia olimpica per Federico Pellegrino dopo gli argenti nelle sprint di PyeongChang 2018 e Pechino 2022 – in entrambe le tecniche – la prima per gli altri tre componenti del terzetto azzurro.
“Questa medaglia ha un sapore particolare – confessa Pellegrino – la prima a PyeongChang è stata in un certo senso facile, perchè solo io ci credevo e non avevo alcuna pressione. L’argento di Pechino è stato più tosto: per arrivarci ho fatto scelte difficili e mi ha dato tanta soddisfazione. Ma questa a livello personale va un gradino oltre, perchè finire la carriera in questo modo ed in questo grande evento in Italia sapendo che il fondo italiano avrà almeno altri tre ragazzi consapevoli di poter salire sul podio olimpico è la vera legacy che lascio a questo sport. Ci abbiamo creduto, abbiamo lavorato tanto, gestendo le dinamiche di tutto un gruppo: arrivare oggi a questo traguardo è qualcosa di enorme”.
A lui è spettato il colpo da finisseur: “Quando sono partito, oro e argento erano ormai archiviate nonostante il buon tentativo di Martino Carollo. Ci ha provato, ma tenere il ritmo di Deslonges era un tentativo ambizioso, ma è riuscito a tenere duro e a darmi il cambio in buona posizione. Ed essere quarto a poco, anche psicologicamente, era più facile per me che non per il finlandese. Oltrettutto avevo super gambe e super sci: riposare nella 10 chilometri è stata la scelta giusta. E quando l’ho ripreso, mi son detto… “Fai il Chicco”: so che a 35 anni ci sono pochi atleti più veloci di me e credo lo sapesse anche lui. Ho fatto un’accelerata nella salita finale, poi mi sono messo a piangere nella discesa. Vedere i tre ragazzi che abbiamo coltivato in questi anni aspettarmi saltanti e festanti al traguardo è ad ora l’emozioni più intensa di queste Olimpiadi. Ora penso a concludere queste Olimpiadi, poi valuterò come concludere la stagione. Poi ci sono tanti progetti, ho da sfoltire un po’ la lista ma l’obiettivo primario sarà vivere la quotidianità a casa, da marito, da padre, da uomo. Contemporaneamente voglio portare avanti gli studi, laurearmi in Economia e Management e provare a dare un nuovo contributo al mondo dello sport italiano. La 50 chilometri? Ho un piccolo problema al braccio sinistro, valuteremo nei prossimi giorni: sarebbe bellissimo vivere la gara regina in Italia e perchè no, provare a togliermi una soddisfazione. Prima dobbiamo pensare alla team sprint e a trovare la formazione migliore”.
Davide Graz è stato protagonista di un ottimo lancio: “A questa medaglia ci credavamo da tempo, sapevamo fosse un risultato nelle nostre corde. Ma in una staffetta deve andare tutto liscio: cadute, rotture ed in qeusti giorni si è visto come basti poco per rivoluzionare una staffetta o una gara. E’ andato tutto bene e dobbiamo essere tutti orgogliosi di questo, siamo stati lì con i più forti”. Che dire? È pazzesco, siamo emozionati e per almeno tre di noi è il giorno più bello della nostra vita.
Elia Barp ha completato la prima parte di gara, mantenendo i migliori a portata di tiro. “Il mio obiettivo era non staccarmi, magari nemmeno dalla Norvegia ed il mio l’ho fatto abbondantemente. Basta un errore, una sbagliata interpretazione per cambiare il risultato: credo che abbiamo fatto una gara perfetta tutti quattro, senza commettere errori cari
Martino Carollo ha dovuto affrontare una frazione critica, in cui i giochi per le medaglie erano in piena evoluzione: “Oltre alla gestione della fatica, oggi è contata la gestione delle emozioni. Sapevo che io, Davide ed Elia dovevamo cercare di arrivare a consegnare a Federico nella posizione più vicina possibile al podio. Ce l’abbiamo fatta ed è stato incredibile. Ho voluto provare a seguire Deslonges ma in questo momento ha qualcosa in più di me e nel secondo giro ho pagato un po’ la decisione. Mi sono detto di limitare i danni, di perdere meno secondi possibile perchè sapevo che Chicco in quarta frazione poteva fare qualcosa di grande. Ho tirato fuori energie che non sapevo di avere, anche per la stanchezza della gara di venerdì in tecnica libera”.
E poi c’è il momento delle dediche.
Graz: “La dedica è per tutta la squadra, stiamo insieme 150 giorni all’anno e di fatto è una famiglia. Ed allo stesso tempo ai nostri familiari a casa che devono a loro volta sostenere la nostra assenza”.
Barp: “Alla famiglia, agli allenatori presenti e passati, al corpo militare e soprattutto ai miei compagni di squadra che ci hanno sempre creduto, coloro che sono stati vicini e che ci hanno permesso di arrivare a questo”.
Carollo: “La dedica va a tutti coloro che hanno contribuito: famiglia, lo sci club Alpi Marittime, le Fiamme Oro, tutta la squadra ed in particolare a loro tre”.
Pellegrino: “Lo dedico a tutti coloro che hanno creduto che questo traguardo fosse possibile. Ma anche a coloro che invece non ci credevano e che magari speravano non arrivasse. Ci hanno dato la motivazione per allenarci ancora di più”.












