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NAGANO 1998, RIMANE SOLO DEBORAH

Dopo i fasti di quattro anni prima a Lillehammer arrivò la nevosa edizione dei Giochi giapponesi di Nagano 1998. fatalmente, toccato l’acme, non si poteva che cadere e così fu, anche se non mancarono risultati di grande prestigio. Deborah Compagnoni, con l’oro nel gigante, fu la prima sciatrice a conquistare le tre massime medaglie in tre edizioni olimpiche consecutive. Il bottino personale della campionessa valtellinese fu arricchito dall’argento nello slalom.
Nel bob arrivò, dopo vent’anni, l’oro di Guenther Huber e Antonio Tartaglia, frenatore abruzzese che portava sotto la tutina una maglietta inneggiante ad Eugenio Monti e Luciano De Paolis, gli ultimi ad imporsi, nel ’68. Fu un oro pari merito, come del resto era stato quello di Monti, anche se i canadesi, nel conto dei millesimi, avrebbero avuto la meglio.
In realtà, la medaglia che aprì l’Olimpiade italiana fu l’argento di Thomas Prugger nello snowboard, disciplina che fece il suo esordio olimpico proprio in Giappone. E fu subito giallo, perché il vincitore, il canadese Ross Rebagliati, fu trovato positivo alla cannabis. Dopo qualche fremito della stampa italiana, che prevedeva la squalifica di Rebagliati e l’oro a Prugger, il Cio comunicò che lo spinello non figurava fra le sostanze dopanti e quindi tutto sarebbe rimasto com’era.
Tomba era sul finire della carriera e, dopo aver sbagliato nel gigante, fallì anche lo slalom, non partecipando neppure alla seconda manche. Alla stampa mandò la sorella Alessia con una registrazione nella quale diceva che avrebbe comunque proseguito la sua carriera, che sarebbe però terminata alla fine di quella stessa stagione con la vittoria dii Crans Montana.
Il fondo fece la sua parte, portando a casa quattro medaglie: il bronzo della staffetta 4x5km femminile; l’argento della 4×10 maschile, nella quale la Norvegia ebbe la rivincita di quattro anni prima; il bronzo di Fauner nella 30 km e l’argento della Belmondo nella 30 km.
Cominciava ad avvicinarsi al massimo risultato Armin Zoeggeler, che nello slittino singolo salì fino all’argento, preludio dei metalli più preziosi che avrebbe vinto negli anni seguenti.
La sorpresa fu l’argento di Pieralberto Carrara nella 20 km di biathlon, con l’azzurro perfetto al tiro ma sconfitto nel fondo dal norvegese Hanevold.
L’Italia terminò al decimo posto del medagliere con 2 ori, 6 argenti e 2 bronzi, per un totale di 10 medaglie e la netta sensazione dei tifosi e degli appassionati che un’epoca di irresistibili emozioni stava per concludersi e che gli sport invernali italiani si sarebbero dovuti reinventare.

NAGANO 1998, RIMANE SOLO DEBORAH
Dopo i fasti di quattro anni prima a Lillehammer arrivò la nevosa edizione dei Giochi giapponesi di Nagano 1998. fatalmente, toccato l’acme, non si poteva che cadere e così fu, anche se non mancarono risultati di grande prestigio. Deborah Compagnoni, con l’oro nel gigante, fu la prima sciatrice a conquistare le tre massime medaglie in tre edizioni olimpiche consecutive. Il bottino personale della campionessa valtellinese fu arricchito dall’argento nello slalom.
Nel bob arrivò, dopo vent’anni, l’oro di Guenther Huber e Antonio Tartaglia, frenatore abruzzese che portava sotto la tutina una maglietta inneggiante ad Eugenio Monti e Luciano De Paolis, gli ultimi ad imporsi, nel ’68. Fu un oro pari merito, come del resto era stato quello di Monti, anche se i canadesi, nel conto dei millesimi, avrebbero avuto la meglio.
In realtà, la medaglia che aprì l’Olimpiade italiana fu l’argento di Thomas Prugger nello snowboard, disciplina che fece il suo esordio olimpico proprio in Giappone. E fu subito giallo, perché il vincitore, il canadese Ross Rebagliati, fu trovato positivo alla cannabis. Dopo qualche fremito della stampa italiana, che prevedeva la squalifica di Rebagliati e l’oro a Prugger, il Cio comunicò che lo spinello non figurava fra le sostanze dopanti e quindi tutto sarebbe rimasto com’era.
Tomba era sul finire della carriera e, dopo aver sbagliato nel gigante, fallì anche lo slalom, non partecipando neppure alla seconda manche. Alla stampa mandò la sorella Alessia con una registrazione nella quale diceva che avrebbe comunque proseguito la sua carriera, che sarebbe però terminata alla fine di quella stessa stagione con la vittoria dii Crans Montana.
Il fondo fece la sua parte, portando a casa quattro medaglie: il bronzo della staffetta 4x5km femminile; l’argento della 4×10 maschile, nella quale la Norvegia ebbe la rivincita di quattro anni prima; il bronzo di Fauner nella 30 km e l’argento della Belmondo nella 30 km.
Cominciava ad avvicinarsi al massimo risultato Armin Zoeggeler, che nello slittino singolo salì fino all’argento, preludio dei metalli più preziosi che avrebbe vinto negli anni seguenti.
La sorpresa fu l’argento di Pieralberto Carrara nella 20 km di biathlon, con l’azzurro perfetto al tiro ma sconfitto nel fondo dal norvegese Hanevold.
L’Italia terminò al decimo posto del medagliere con 2 ori, 6 argenti e 2 bronzi, per un totale di 10 medaglie e la netta sensazione dei tifosi e degli appassionati che un’epoca di irresistibili emozioni stava per concludersi e che gli sport invernali italiani si sarebbero dovuti reinventare.










