LILLEHAMMER 1994, LA STAFFETTA DEL FONDO CHE FECE L’IMPRESA

02 Febbraio 2026

Quelli di Lillehammer furono per l’Italia Giochi trionfali, come mai era successo in precedenza. E furono Giochi intensamente vissuti dai tifosi, che ogni mattina arrivavano dalle città fino ai luoghi di gara in 200.000.
E per l’Italia le medaglie arrivarono subito, a cominciare dall’oro di Manuela Di Centa nella 15 km, che replicò il giorno successivo con l’argento nella 5 km. Nella 10 km a inseguimento Di Centa fu seconda e Stefania Belmondo terza. Campionesse dal carattere diverso, che si tiravano a vicenda a suon di medaglie. E infatti, dopo il bronzo nella staffetta, Di Centa tornò all’oro nella 30 km. Fra gli uomini ci furono i bronzi di Marco Albarello e Silvio Fauner, preludio a una delle più grandi imprese dello sport italiano: l’oro nella staffetta 4 x 10 km, davanti ai padroni di casa, grandi favoriti. Molti ricordano il silenzio tombale dello stadio del fondo nel momento in cui Fauner tagliò il traguardo davanti a Daehlie, ma l’impresa cominciò ben prima. Maurilio De Zolt, 43 anni, partì al lancio con la carica di un ragazzino, consegnando il testimone ad Albarello con soli 9″8 secondi di ritardo da Norvegia e Finlandia. Il valdostano recuperò metro dopo metro, fino a consegnare il primo posto a Giorgio Vanzetta, che rimase secondo fino al passaggio di consegne a Fauner, il più giovane del gruppo. Daehlie cercò di staccare l’azzurro a più riprese, ma non ne aveva abbastanza e, negli ultimi 500 metri, Fauner si mise davanti a tirare la volata fino al tripudio finale.
Nello sci alpino, l’oro arrivò da Deborah Compagnoni, la più forte del gigante, mentre Alberto Tomba si prese l’argento dello slalom risalendo dalla dodicesima posizione della prima manche. Isolde Kostner divenne la più giovane azzurra a salire su un podio olimpico grazie ai bronzi in superG e discesa.
Fu l’inizio dell’epopea di Armin Zoeggeler, il più grande slittinista al mondo, bronzo a Lillehammer, solo per dare il via all’incredibile sequenza di sei medaglie in sei edizioni consecutive dei Giochi. D’oro fu Gerda Weissensteiner, campionessa di slittino e bob. E l’Italia dello slittino fece doppietta nel doppio, con Brugger/Huber e Raffl/Huber, oro e argento. E Guenther Huber, con Stefano Ticci, fu di bronzo nel bob. La famiglia Huber da sola conquistò lo stesso numero di medaglie di tutta la Francia, con il vantaggio dell’oro.
Nello short track ci fu il sorprendente successo italiano con Herrnoff, Vuillermin, Carnino e Fagone.
Arrivò a compimento la saga Kerrigan-Harding con accuse reciproche e la squalifica a vita per Tonja, colpevole di aver ordito il ferimento della rivale poco prima dei Giochi (ma la sentenza arrivò anni dopo).
L’Italia fu quarta al mondo con 20 medaglie, di cui 7 d’oro. Cosa aggiungere?

LILLEHAMMER 1994, LA STAFFETTA DEL FONDO CHE FECE L’IMPRESA

02 Febbraio 2026

Quelli di Lillehammer furono per l’Italia Giochi trionfali, come mai era successo in precedenza. E furono Giochi intensamente vissuti dai tifosi, che ogni mattina arrivavano dalle città fino ai luoghi di gara in 200.000.
E per l’Italia le medaglie arrivarono subito, a cominciare dall’oro di Manuela Di Centa nella 15 km, che replicò il giorno successivo con l’argento nella 5 km. Nella 10 km a inseguimento Di Centa fu seconda e Stefania Belmondo terza. Campionesse dal carattere diverso, che si tiravano a vicenda a suon di medaglie. E infatti, dopo il bronzo nella staffetta, Di Centa tornò all’oro nella 30 km. Fra gli uomini ci furono i bronzi di Marco Albarello e Silvio Fauner, preludio a una delle più grandi imprese dello sport italiano: l’oro nella staffetta 4 x 10 km, davanti ai padroni di casa, grandi favoriti. Molti ricordano il silenzio tombale dello stadio del fondo nel momento in cui Fauner tagliò il traguardo davanti a Daehlie, ma l’impresa cominciò ben prima. Maurilio De Zolt, 43 anni, partì al lancio con la carica di un ragazzino, consegnando il testimone ad Albarello con soli 9″8 secondi di ritardo da Norvegia e Finlandia. Il valdostano recuperò metro dopo metro, fino a consegnare il primo posto a Giorgio Vanzetta, che rimase secondo fino al passaggio di consegne a Fauner, il più giovane del gruppo. Daehlie cercò di staccare l’azzurro a più riprese, ma non ne aveva abbastanza e, negli ultimi 500 metri, Fauner si mise davanti a tirare la volata fino al tripudio finale.
Nello sci alpino, l’oro arrivò da Deborah Compagnoni, la più forte del gigante, mentre Alberto Tomba si prese l’argento dello slalom risalendo dalla dodicesima posizione della prima manche. Isolde Kostner divenne la più giovane azzurra a salire su un podio olimpico grazie ai bronzi in superG e discesa.
Fu l’inizio dell’epopea di Armin Zoeggeler, il più grande slittinista al mondo, bronzo a Lillehammer, solo per dare il via all’incredibile sequenza di sei medaglie in sei edizioni consecutive dei Giochi. D’oro fu Gerda Weissensteiner, campionessa di slittino e bob. E l’Italia dello slittino fece doppietta nel doppio, con Brugger/Huber e Raffl/Huber, oro e argento. E Guenther Huber, con Stefano Ticci, fu di bronzo nel bob. La famiglia Huber da sola conquistò lo stesso numero di medaglie di tutta la Francia, con il vantaggio dell’oro.
Nello short track ci fu il sorprendente successo italiano con Herrnoff, Vuillermin, Carnino e Fagone.
Arrivò a compimento la saga Kerrigan-Harding con accuse reciproche e la squalifica a vita per Tonja, colpevole di aver ordito il ferimento della rivale poco prima dei Giochi (ma la sentenza arrivò anni dopo).
L’Italia fu quarta al mondo con 20 medaglie, di cui 7 d’oro. Cosa aggiungere?