Oslo 1952, Zeno Colò diventa la “Freccia dell’Abetone”

29 Agosto 2025

Alla soglia dei 32 anni a Zeno Colò restava ancora un grande sogno: una medaglia olimpica. Malgrado la non più verde età e i nuovi avversari arrivò ai Giochi di Oslo del 1952 tra i favoriti, tuttavia nello slalom gigante inaugurale rimediò soltanto uno sfortunato quarto posto, risultato che ripeté anche nello speciale. Il 16 febbraio, però, nella sua disciplina, la discesa libera, Colò fece la gara perfetta e, stabilendo anche il record della pista, raggiunse il meritato trionfo.
Come dichiarò al traguardo, prima ancora che tutti i rivali fossero scesi: «La pista era pericolosa, non ne ho tenuto conto. Ma più forte di così non si poteva andare»
L’oro olimpico di Oslo rappresentò il suo capolavoro e allo stesso tempo il suo canto del cigno.

La ‘Freccia dell’Abetone’ aveva già dominato i Mondiali di Aspen del 1950, vincendo due ori (nel gigante e in discesa) e un argento, ma anche i suoi compagni ottennero ottimi piazzamenti, in particolare Celina Seghi, terza nello slalom speciale.

Nel 1954, dopo aver conquistato tre titoli ai campionati italiani che si svolgevano all’Abetone, fu squalificato dalla Federazione per aver ceduto il suo nome a prodotti commercializzati in cambio di un compenso di 3 milioni di lire.

In questo modo per Colò, che restava il miglior sciatore azzurro, si spegnevano definitivamente le speranze di partecipare alle Olimpiadi di Cortina del 1956. Così il 26 gennaio 1956, giorno d’apertura delle prime Olimpiadi disputate in Italia Colò non era nello stadio con gli atleti azzurri ma in cima alla pista delle Tofane, dalla quale scese sciando per portare la fiamma olimpica allo stadio dove la cedette agli altri tedofori. Fu quello il commiato della ‘Freccia dell’Abetone’ dai suoi tifosi.

Oltre all’oro di Colò il secondo nella nostra storia ai Giochi invernali, e al bronzo di Giuliana Minuzzo nella discesa femminile, nel ’52, la squadra italiana si aggiudicò tre quarti posti, due sesti posti, un settimo, un ottavo e un nono posto. Da menzionare soprattutto l’abetonese Celina Seghi, minutissima ma molto determinata, quarta nello slalom speciale e settima nello slalom gigante.

 

Oslo 1952, Zeno Colò diventa la “Freccia dell’Abetone”

29 Agosto 2025

Alla soglia dei 32 anni a Zeno Colò restava ancora un grande sogno: una medaglia olimpica. Malgrado la non più verde età e i nuovi avversari arrivò ai Giochi di Oslo del 1952 tra i favoriti, tuttavia nello slalom gigante inaugurale rimediò soltanto uno sfortunato quarto posto, risultato che ripeté anche nello speciale. Il 16 febbraio, però, nella sua disciplina, la discesa libera, Colò fece la gara perfetta e, stabilendo anche il record della pista, raggiunse il meritato trionfo.
Come dichiarò al traguardo, prima ancora che tutti i rivali fossero scesi: «La pista era pericolosa, non ne ho tenuto conto. Ma più forte di così non si poteva andare»
L’oro olimpico di Oslo rappresentò il suo capolavoro e allo stesso tempo il suo canto del cigno.

La ‘Freccia dell’Abetone’ aveva già dominato i Mondiali di Aspen del 1950, vincendo due ori (nel gigante e in discesa) e un argento, ma anche i suoi compagni ottennero ottimi piazzamenti, in particolare Celina Seghi, terza nello slalom speciale.

Nel 1954, dopo aver conquistato tre titoli ai campionati italiani che si svolgevano all’Abetone, fu squalificato dalla Federazione per aver ceduto il suo nome a prodotti commercializzati in cambio di un compenso di 3 milioni di lire.

In questo modo per Colò, che restava il miglior sciatore azzurro, si spegnevano definitivamente le speranze di partecipare alle Olimpiadi di Cortina del 1956. Così il 26 gennaio 1956, giorno d’apertura delle prime Olimpiadi disputate in Italia Colò non era nello stadio con gli atleti azzurri ma in cima alla pista delle Tofane, dalla quale scese sciando per portare la fiamma olimpica allo stadio dove la cedette agli altri tedofori. Fu quello il commiato della ‘Freccia dell’Abetone’ dai suoi tifosi.

Oltre all’oro di Colò il secondo nella nostra storia ai Giochi invernali, e al bronzo di Giuliana Minuzzo nella discesa femminile, nel ’52, la squadra italiana si aggiudicò tre quarti posti, due sesti posti, un settimo, un ottavo e un nono posto. Da menzionare soprattutto l’abetonese Celina Seghi, minutissima ma molto determinata, quarta nello slalom speciale e settima nello slalom gigante.