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Dietro ad un successo, ad una medaglia c'è di più. C'è una storia, ci sono dei sacrifici. Ed è una storia magica infatti quella di Nino Bibbia, divenuto il primo italiano a vincere una medaglia d'oro ai giochi olimpici invernali quasi per caso. Solo per caso infatti scopri la passione per lo slittino, lo strumento che lo rese famoso ed un punto di riferimento per il mondo dello skeleton. Skeleton che era di casa a St. Moritz, in Svizzera, lì dove Nino, appena 15enne (era il 1937), si trasferì insieme alla sua famiglia. Dopo essersi cimentato in diverse discipline (gareggiò nel salto con gli sci, nella combinata nordica e nell'hockey sul ghiaccio), Bibbia si lanciò per gioco con lo slittino nella mitica Cresta Run, la pista di St.Moritz che nel 1948 avrebbe ospitato le prime Olimpiadi post seconda Guerra Mondiale.

Doveva restare un semplice divertimento, eppure Nino fu segnalato alla Nazionale Italiana, intenta a cercare ragazzi per prendere parte alla manifestazione a cinque cerchi del 1948. Bibbia accettò con entusiasmo la chiamata azzurra, e decise di prendere parte sia alle gare di bob che a quelle di skeleton. Composta da 6 manches equamente divise in due giornate, la prova di skeleton scattò il 3 febbraio dalla partenza più bassa: un fattore poco favorevole a Bibbia, il quale amava particolarmente la parte alta del tracciato. Nonostante un inizio poco ottimale (quarto dopo la prima run), il campione valtellinese riuscì a concludere la giornata in seconda posizione a pari merito con John Heaton, l'esperto statunitense vestitosi d'argento alle Olimpiadi del 1928. Davanti a loro c'era il britannico John Crammond, più veloce di due decimi.

Era solo l'antipasto di quello che avvenne il giorno successivo, con gli atleti in gara chiamati allo start dalla partenza originale. Bibbia era una freccia e riuscì clamorosamente ad essere il più veloce in ogni singola manche. Con il tempo totale di 5'23"2, il nativo di Bianzone si prese così la vittoria della gara e la medaglia d'oro: battuti Heaton e Crammond, staccati rispettivamente di 2"4 e 2"9. Una gemma indimenticabile, che resterà per sempre incisa nella storia dello skeleton italiano.
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